SANREMO 2018 – I BIG, prima parte.

Il day after della prima serata del festival di sanremo è sempre avvolta da nubi di punti interrogativi, nubi che poi col passare dei giorni piano piano si dissipano e si inizia a intravedere qualche raggio di sole. In generale, come show, anche l’edizione di quest’anno ha presentato i soliti clichè, con le solite formule televisive, il solito pubblico vip in prima fila, i richiami alla politica attuale, i soliti siparietti e sketch più o meno forzati e finti che con la musica c’entrano davvero poco, i soliti momenti imbarazzanti e le solite polemiche. Rimane la forte sensazione del già programmato, di una spontaneità decisa a tavolino. Ma quello che interessa noi è il contenuto musicale ed è di questo che vorremmo parlare. Partiamo con la sigla iniziale dove ogni cantante in gara canta un piccolo frammento: ci ricorda la mitica Band Aid e gli Usa for Africa (come passa il tempo..) ma lì c’era un motivo più che valido, mentre lo stesso schema applicato al nostro sanremo ci lascia abbastanza perplessi. Molto interessante il remix di Fiorello con lo scambio di testi e musica sui brani storici di Morandi e Baglioni, momento musicale che si potrebbe riproporre in serate di animazione, anche se non ci si chiama necessariamente Fiorello. Venendo alle canzoni in gara, sempre un po’ troppo schiacciate tra imponenti scenografie e ritmi televisivi, ci sono stati sicuramente dei momenti di qualità che abbiamo intravisto al primo ascolto in alcune delle canzoni proposte. Oggi tutti ricordiamo ancora il motivetto di “Occidentali’s Karma”, quello della scimmia che balla: quale sarà, a prescindere dalla vittoria, quello che il prossimo anno ancora ci ricorderemo? Lo sapremo presto. La canzone che più ci ha più colpito, già in fase di lavorazione nel laboratorio M-Live, è quella di Lucio Dalla (Almeno pensami) intepretata da Ron: nessuno meglio di questo artista poteva interpretare e vivere questa meravigliosa poesia.

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Il grande RON, si candida tra i favoriti

L’amicizia che lo legava a Lucio ha fatto in modo che le parole e le note del brano sembrassero cantate e recitate dallo stesso artista bolognese purtroppo scomparso prematuramente. Per noi avebbe dovuto essere una canzone fuori gara, un ospite di lusso. Grande classe per l’inaspettato brano di Max Gazzè (Cristalda e Pizzomunno), una leggenda della tradizione pugliese arrangiata con grande maestria e gusto, per questa ballad che non ti aspetti da un creatore seriale di tormentoni quale è il nostro Max. Tra gli autori di questa canzone compare il nome di Francesco De Benedittiis, lo stesso del brano vincitore di Sanremo 2013 Marco Mengoni (L’essenziale). Chissà che non gli porti fortuna.

Continua… domani.

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